Ancona, il Faro del Cardeto sarà recuperato entro il 2028
Il Vecchio Faro dei Cappuccini sarà recuperato entro il 2028. È uno degli obiettivi indicati dall’Agenzia del Demanio per Ancona, nell’ambito del Piano Città degli immobili pubblici e del percorso verso l’anno da Capitale italiana della Cultura.
A fissare la scadenza è stata la direttrice nazionale dell’Agenzia del Demanio, Alessandra Dal Verme, intervenuta all’Università Politecnica delle Marche al workshop dedicato alla responsabilità etica nella cura del patrimonio immobiliare dello Stato.
Il progetto riguarda più in generale la valorizzazione del Parco del Cardeto, uno dei luoghi più importanti nel rapporto tra centro storico, porto e mare. Nell’area rientrano, oltre al Faro, anche l’ex Caserma Stamura e altri beni pubblici oggi in parte inutilizzati o bisognosi di interventi.
L’obiettivo, ha spiegato Dal Verme, è creare un percorso che consenta ai cittadini di attraversare il parco lungo una passeggiata archeologica fino al mare, restituendo alla città spazi oggi non pienamente fruibili.
Il Faro, recentemente colpito da un evento naturale che ne ha aggravato le condizioni, dovrà essere recuperato tenendo conto anche degli effetti del cambiamento climatico. È uno dei principi su cui il Demanio sta impostando la progettazione dei propri interventi: non soltanto conservazione degli immobili, ma adattamento, sostenibilità e capacità di rispondere ai nuovi bisogni delle città.
Per l’Agenzia la gestione del patrimonio pubblico deve trasformarsi in “cura”. Significa, secondo Dal Verme, partire dai fabbisogni della collettività: dall’abitare alle relazioni sociali, fino alla necessità di affrontare le conseguenze delle crisi climatiche.
Il progetto del Cardeto prevede una trasformazione più ampia dell’area. Tra le ipotesi allo studio ci sono spazi espositivi, ambienti per eventi e convegni, attività di ricerca, servizi di ristorazione panoramica e forme di residenzialità temporanea. L’obiettivo è costruire un sistema capace di mettere in relazione patrimonio storico, paesaggio, cultura e nuove funzioni.
Un ruolo centrale sarà svolto dall’Università Politecnica delle Marche. Univpm e Agenzia del Demanio hanno sottoscritto un accordo quadro della durata di cinque anni per attività congiunte di ricerca, studio, sperimentazione, digitalizzazione e supporto scientifico alla trasformazione del patrimonio pubblico.
Una collaborazione che coinvolge il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Architettura e diversi gruppi di ricerca dell’Ateneo.
“Gli studenti vengono coinvolti per avere idee e per poter lavorare su oggetti concreti che il Demanio mette a disposizione”, ha spiegato il rettore Enrico Quagliarini. Una collaborazione che, secondo il rettore, consente all’Università di produrre un impatto diretto sul territorio, trasformando ricerca e competenze scientifiche in strumenti al servizio della città.
Per il Demanio il modello è quello di una governance condivisa tra Stato, amministrazioni locali, università ed enti di ricerca. Una rete chiamata a decidere non soltanto come recuperare gli immobili, ma soprattutto quali nuove funzioni assegnare loro.
Ad Ancona il primo banco di prova sarà il Cardeto. Con una prima scadenza già fissata: riportare il Faro alla piena fruizione entro il 2028.
