Ancona è Capitale italiana della Cultura 2028

Cosa è, e cosa non è, una Capitale della Cultura

Il titolo di Capitale italiana della Cultura viene assegnato dal Ministero della Cultura a una città italiana per un anno. Nel caso di Ancona, il 2028. Con il titolo arriva un contributo ministeriale di un milione di euro e, soprattutto, un sistema di monitoraggio che segue nel tempo l’attuazione dei progetti presentati nel dossier di candidatura. Fondi e processi che mobilitano altri fondi, cofinanziamenti e buone pratiche e quindi si pongono alla base di una rete virtuosa.
Quindi non è un festival, che si svolge in un tempo limitato. E’ un programma complesso che costruisce infrastrutture, reti, abitudini. E sono quelle a determinare se una città, dopo l’anno del titolo, è davvero diversa da prima.
Le esperienze delle Capitali precedenti lo mostrano con chiarezza, ognuna a modo suo.
Le esperienze delle Capitali precedenti mostrano con chiarezza come il titolo agisca da catalizzatore per trasformazioni strutturali e sociali, pur adattandosi alle specificità dei singoli territori.

Parma, insignita del titolo per il 2020, è stata la prima città nella storia del programma a beneficiare di una proroga del riconoscimento fino al 2021 tramite decreto governativo a causa dell’emergenza pandemica. Il biennio ha consolidato un modello di governance basato sul partenariato pubblico-privato, guidato da una cabina di regia che ha unito il Comune, l’Unione degli Industriali e l’associazione “Parma io ci sto!”. Questa sinergia ha prodotto un’eredità strutturale focalizzata sulla responsabilizzazione degli attori locali e sull’acquisizione di nuovi sistemi stabili di monitoraggio per la gestione delle attività culturali. Procida (2022) ha centrato il suo progetto sul claim “La cultura non isola”, promuovendo la cultura come infrastruttura per l’inclusione sociale e la rigenerazione urbana. Nonostante le limitazioni fisiche dell’isola, l’anno della nomina ha registrato un record di flussi con 549.000 arrivi ufficiali, portando a una crescita strutturale del settore extra-alberghiero che ha raggiunto i 2.500 posti letto. L’esperienza è stata documentata come uno “stress test” per la resilienza del territorio, lasciando in eredità una nuova percezione del bene comune e l’adozione di modelli di accoglienza turistica sostenibile integrati nelle politiche regionali. Bergamo e Brescia, nominate congiuntamente per il 2023 tramite un decreto straordinario in risposta alla crisi del 2020, hanno fondato il loro dossier sul tema della “Cultura come cura”. L’anno della Capitale ha generato una crescita straordinaria dei flussi turistici, con un incremento delle presenze del 30% e delle visite del 65% rispetto al 2019, anno record precedente. La vera eredità dell’iniziativa risiede nel rafforzamento della rete inter-istituzionale, con il 70% dei progetti nati dalla collaborazione diretta tra enti dei due territori, ponendo le basi per una piattaforma metropolitana integrata. Pesaro (2024) ha declinato il tema “La natura della cultura” attraverso un programma diffuso che ha coinvolto 50 comuni della provincia nel progetto “50×50 Capitali al quadrato”. I dati consuntivi certificano un forte impatto attrattivo con oltre un milione di presenze turistiche, segnando un aumento del 15% delle notti trascorse rispetto all’anno precedente. L’eredità del 2024, sintetizzata nel manifesto “Coltiva la Capitale”, punta alla continuità operativa delle reti nate tra istituzioni, imprese e cittadini, trasformando il metodo di co-progettazione provinciale in una prassi stabile di sviluppo.
Quattro esperienze diverse, alcune nate da circostanze eccezionali, che convergono però su un punto: il successo si misura sulla capacità di costruire qualcosa che resti: relazioni, spazi, pratiche, reti. La visibilità mediatica è una conseguenza, più che un obiettivo.


“Questo. Adesso.” – Cosa dice il dossier vincitore

Il titolo del dossier è una frase del poeta anconetano Francesco Scarabicchi, tratta da Una città di scoglio: “È il tempo necessario di scegliere, di abitare, di coniugare passato, presente e futuro. Questo adesso è un tempo che chiede di essere vissuto, abitato, condiviso”. È una dichiarazione di metodo: il dossier descrive una città reale, con le sue stratificazioni, le sue contraddizioni, le sue energie già presenti, e propone di metterle in relazione in modo nuovo.
Il progetto si articola in quattro direttrici.
Questo Mare assume il porto e il waterfront come spazio culturale. La Mole Vanvitelliana diventa hub di produzione e incontro tra linguaggi diversi. Il porto storico si apre alla città attraverso percorsi, eventi e nuove modalità di fruizione. Il mare smette di essere sfondo e diventa struttura dell’esperienza urbana.
Via Maestra costruisce una continuità tra porto, centro storico e acropoli. Pinacoteca, Museo Archeologico, Teatro delle Muse, Biblioteca Benincasa entrano in relazione lungo un percorso che rende leggibile la città come sistema.
Adesso Parco introduce il paesaggio come esperienza culturale. Il Conero, nel suo percorso verso il passaggio a Parco nazionale, entra in una rete di percorsi e attività che tengono insieme ambiente e vita urbana. La città-parco è una forma concreta di organizzare gli spazi e i tempi della città.
Mare Culturale si concentra sulla produzione contemporanea e sui linguaggi artistici nelle loro diverse declinazioni. La musica, dalle istituzioni concertistiche alle progettualità più sperimentali, rappresenta uno degli assi portanti, insieme alle arti visive, al teatro, alla danza e alle pratiche interdisciplinari. Il dossier valorizza un insieme già strutturato di soggetti riconosciuti dal Ministero della Cultura e dalla Regione Marche, tra enti dello spettacolo dal vivo, istituzioni musicali, festival e realtà associative, che operano stabilmente sul territorio e garantiscono continuità, qualità e capacità produttiva. Su questa base si innestano nuove progettualità legate alle arti digitali, alla formazione e ai processi di co-produzione, con particolare attenzione alle nuove generazioni. Mare Culturale mette così in relazione un sistema culturale consolidato con le forme emergenti della produzione artistica, costruendo un ambiente in cui tradizione e innovazione si alimentano reciprocamente.
Sono quattro direttrici che non dividono la città in settori ma la attraversano per connessioni. La scommessa del dossier: Ancona c’è, ma deve essere messa a sistema.


I luoghi

Il programma si radica in una geografia precisa. La Via Maestra è l’asse ordinatore del progetto e coincide con la linea storica che struttura Ancona, dal porto all’acropoli. Nel dossier viene definita come dispositivo di connessione che rende continuo ciò che oggi appare frammentato: il fronte mare, il sistema museale, i teatri, gli spazi della conoscenza, fino al punto più alto della città. Non si tratta solo di un percorso fisico, ma di una sequenza riconoscibile di luoghi e funzioni che vengono messi in relazione attraverso interventi puntuali, segnaletica, programmazione culturale e modalità di fruizione integrate. La Via Maestra riattiva un tracciato che appartiene alla storia urbana di Ancona e lo traduce in esperienza contemporanea, rendendo leggibile la città come sistema culturale continuo e attraversabile.
La Mole Vanvitelliana è destinata a consolidarsi come centro creativo e spazio di produzione. Conterrà anche il Museo della Civiltà dell’Adriatico, un presidio culturale capace di tenere insieme identità adriatica, paesaggio e visione internazionale, affidato alla direzione artistica di Dante Ferretti, scenografo tra i più premiati al mondo, tre Oscar alla carriera, maceratese ma anconetano per l’affetto e la storia professionale che lo legano alla città. Accanto alla Mole, anche Porta Pia entra in un percorso di riqualificazione che ne rafforza il ruolo di accesso simbolico alla città, in relazione con il fronte mare e il porto storico. Il Museo Tattile Statale Omero, all’interno della Mole Vanvitelliana, costituisce l’elemento trasversale del progetto Ancona 2028, perché introduce un principio che attraversa tutte le direttrici del dossier: l’accessibilità come chiave di lettura della cultura: non adattamento, ma standard. In questo senso, la sua presenza rafforza la coerenza del progetto e ne qualifica il profilo a livello nazionale e internazionale. Il Museo Omero lavora da anni su un modello che mette al centro il rapporto diretto con l’opera, attraverso il tatto, l’ascolto e la mediazione, ampliando le modalità di fruizione e superando le barriere sensoriali. Questo patrimonio di competenze entra nel progetto come elemento strutturale, per dialogare con i luoghi, i linguaggi e le pratiche artistiche contemporanee.
Il porto viene assunto come uno dei luoghi centrali del progetto: piattaforma culturale oltre che infrastrutturale, capace di ospitare eventi, percorsi e nuove forme di fruizione lungo il waterfront.
Le piazze sono rilette come spazi di programmazione. Piazza Cavour come arena per concerti ed eventi. Piazza della Repubblica, oggetto di trasformazione urbanistica, assume nuova identità anche attraverso la dedica al tenore dorico Franco Corelli. Piazza del Plebiscito e le altre piazze cittadine entrano nel sistema come spazi diffusi per iniziative culturali e momenti pubblici.
Il Parco del Conero entra nel progetto come elemento strutturale del rapporto tra città e paesaggio. Il suo percorso verso il riconoscimento come Parco nazionale introduce una prospettiva che supera la dimensione locale e colloca questo sistema naturale in un quadro di rilevanza più ampia. Falesie, sentieri, aree protette e affacci sul mare diventano parte di un’esperienza culturale che tiene insieme tutela, fruizione e racconto del territorio. Nel dossier, il Conero non è solo sfondo paesaggistico, ma dispositivo attivo che connette ambiente, cultura e qualità della vita, contribuendo a definire una forma concreta della città-parco e rafforzando il legame tra dimensione urbana e sistema naturale. Al suo interno si inserisce anche la valenza del Parco del cardeto di Ancona, polmone verde e luogo stratificato di memoria, che entra pienamente nel sistema culturale come spazio di attraversamento, racconto e attività, in continuità e in una prospettiva di inclusione all’interno del Parco del Conero.
Il Teatro delle Muse, sede di Marche Teatro, soggetto attuatore del programma, è al centro della produzione artistica e performativa. Marche Teatro, proprio in qualità di soggetto attuatore, assume una funzione operativa centrale nella realizzazione del programma. A questo livello si collocano il coordinamento delle produzioni, la gestione dei processi organizzativi e il raccordo tra i diversi soggetti coinvolti. “Questa scelta ci ha consentito – spiega l’assessore alla Cultura Marta Paraventi – di ottimizzare risorse e qualità, senza ricorrere alla creazione di un nuovo ente dedicato”, vista l’eccellenza di Marche Teatro. La struttura di teatro nazionale consente infatti di mettere a disposizione competenze artistiche, tecniche e produttive già consolidate, che diventano infrastruttura per l’attuazione del dossier. Il ruolo si estende oltre la programmazione teatrale e contribuisce alla costruzione di un sistema di produzione culturale continuo, capace di sostenere nel tempo l’intero impianto di Ancona 2028. Accanto a questo, gli spazi teatrali e culturali diffusi costruiscono una rete attiva lungo tutto l’anno.
L’Università Politecnica delle Marche è una costellazione di luoghi dentro la città. La sua presenza è stata riconosciuta esplicitamente nella motivazione ufficiale del titolo: ricerca, formazione, attenzione ai giovani come assi che qualificano il progetto e ne ampliano la portata.

 


Il Museo della Civiltà dell’Adriatico

Vale la pena fermarsi su questo punto, perché il Museo della Civiltà dell’Adriatico è uno dei progetti di prospettiva più lunga del dossier.
Dante Ferretti ha firmato le scenografie di Fellini e di Scorsese, ha vinto tre Oscar per The Aviator, Sweeney Todd e Hugo Cabret. Ha lavorato con i più grandi registi del mondo per cinquant’anni. È profondamente legato ad Ancona. E ha accettato di portare la sua visione dentro questo progetto.
Il Museo nasce dall’idea che il Mediterraneo e l’Adriatico abbiano una civiltà propria, fatta di scambi, di rotte, di culture che si sovrappongono e si trasformano. Ancona come città-ponte, come ha indicato il Sindaco Silvetti nella presentazione del dossier, trova in questo progetto la sua declinazione più concreta: un luogo capace di raccontare quella posizione geografica e culturale come identità, e di renderla visibile su scala internazionale.


I giovani sono attori, non destinatari

La compagnia di giovani attori che ha aperto la presentazione del dossier a Roma non era lì come simbolo, ma come soggetto. Il dossier costruisce una relazione stabile tra sistema universitario, scuole e istituzioni culturali, e soprattutto mette i giovani al centro come produttori di cultura e non solo come pubblico da raggiungere.
Arti contemporanee, musica, arti digitali, linguaggi ibridi, sono spazi in cui le nuove generazioni entrano nella programmazione con voce propria. Gli spazi culturali, i teatri, le piazze, il waterfront e i parchi diventano ambienti pensati per una partecipazione ampia e continuativa. Le politiche legate all’economia della notte e alle forme di aggregazione urbana entrano nel quadro.
Il testo di proclamazione cita i giovani esplicitamente. È un indicatore su cui il programma verrà misurato.


La dimensione economica

C’è una parte della domanda iniziale — cosa cambierà davvero? — che riguarda la città in senso materiale.
Le esperienze precedenti mostrano che il titolo produce effetti economici misurabili, e non solo sul turismo. A Procida il fatturato delle imprese legate alle attività artistiche e all’intrattenimento è cresciuto del 45% tra il 2019 e il 2021, quello delle imprese di trasporto del 39%, e questo prima ancora dell’anno del titolo, per effetto della sola proclamazione. Bergamo e Brescia hanno visto raddoppiare gli accessi agli info point turistici e crescere del 40% le presenze rispetto all’anno precedente.
Per Ancona l’effetto atteso opera su più livelli. La produzione culturale si amplia e si struttura: si tende concretamente a un sistema di programmazione annuale che dà continuità agli operatori del settore. Il porto, il waterfront, la Via Maestra sono spazi culturali che attraggono un profilo di visitatore diverso da quello balneare, con ricadute su tutta la filiera dell’accoglienza. Il Museo della Civiltà dell’Adriatico, se realizzato nei tempi previsti, introduce un attrattore permanente di scala nazionale e internazionale.
Accanto a questo, la costruzione del Sistema della Cultura cittadino, avviata con una recente deliberazione della Giunta, punta a creare un coordinamento stabile tra operatori culturali, istituzioni e sistema economico. In molte città che hanno attraversato questo percorso, la fase di preparazione alla Capitale ha prodotto un ecosistema culturale più maturo, con relazioni pubblico-privato più consolidate, che ha continuato a funzionare anche dopo la fine dell’anno del titolo.


Cosa determinerà il successo

Il dossier definisce obiettivi, tempi, strumenti e indicatori, il Ministero monitora. Organizzare eventi è necessario ma non sufficiente: bisognerà realizzare interventi, attivare luoghi, costruire relazioni operative.
Il successo dipenderà dalla tenuta del sistema di soggetti che ha costruito la candidatura: Comune di Ancona, Regione Marche, ANCI Marche, Università Politecnica delle Marche, Marche Teatro, istituzioni culturali, associazioni, operatori del territorio: oltre 80 progettualità e un sistema ampio di partner pubblici e privati. La coralità che ha vinto il titolo si prepara ad affrontare la fase operativa, che è sempre più faticosa della fase progettuale. La chiave di volta è la costruzione del Sistema della Cultura cittadino: una struttura stabile di coordinamento capace di mettere in relazione progettualità diverse e sostenere un partenariato pubblico-privato continuativo.
“Questo. Adesso.” è un titolo che impegna. Il tempo necessario per scegliere, abitare,  coniugare passato, presente e futuro è il tempo che Ancona ha davanti. A questo punto, il passaggio riguarda tutti. Il dossier non è un documento per addetti ai lavori, ma una base aperta che chiama in causa istituzioni, operatori culturali, imprese, università, associazioni e cittadini, una presenza corale che garantisce la qualità del percorso. La lettura integrale del dossier è il primo strumento per per partecipare: https://ancona-api.municipiumapp.it/s3/223/allegati/dossier-ancona-capitale-2028.pdf


La rete dei soggetti che ha costruito la candidatura

Il progetto è promosso dal Comune di Ancona, Università Politecnica delle Marche, Regione Marche e ANCI Marche, con numerose adesioni istituzionali tra cui: Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale, Arcidiocesi Ancona-Osimo, Camera di Commercio Marche, Fondazione Marche Cultura, Confindustria Provincia di Ancona, Parco Regionale del Conero, Segretariato Permanente dell’Iniziativa Adriatico Ionica, Forum delle Città Adriatico Ioniche, Associazione Riviera del Conero, e città partner come Spalato, Dubrovnik, Zara e Venezia. Il dossier, con un budget culturale previsto di 7 milioni di euro gestito dall’Ente attuatore Marche Teatro, integra strategie UE e innovazione digitale.

Ancona. Questo adesso è stato ideato da una direzione di candidatura composta da: Marta Paraventi direzione culturale e governance istituzionale, Viviana Caravaggi direzione amministrativa, Anghela Alò direzione creativa e progettazione, Paolo Clini innovazione digitale e università, Barbara Toce strategia europea e relazioni con i programmi UE. Un racconto identitario tra memoria e innovazione che attraverso nuovi linguaggi digitali e narrativi reinterpreta il patrimonio storico e artistico di Ancona.

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