La direttrice creativa: “Una nuova immagine di Ancona per l’Italia. Questa è la vera sfida”
Intervista ad Anghela Alò: “Con questo dossier dobbiamo diventare seduttivi, trasformarci in destinazione con qualcosa che resti oltre la vittoria”.
Dare finalmente una nuova immagine di Ancona all’Italia, e non solo. Qualcosa che resti, al di là di tutto quello che l’eventuale conquista del ruolo di Capitale della cultura per il 2028 porterà. E’ questo il vero, grande obiettivo di Anghela Alò, direttrice creativa del dossier “Ancona. Questo adesso”. L’occasione è preziosa, imperdibile. La posta in gioco è alta, perché riguarda il futuro stesso della città, che da troppo tempo aspetta di spiccare il volo.
Anghela Alò, il suo ruolo sembra davvero importante.
“In realtà all’inizio mi sono chiesta: cosa c’entra un direttore creativo con la candidatura di Ancona a capitale italiana della cultura? Solo dopo mi sono resa conto che c’era di mezzo molto di più che una serie di progetti. Quello che bisognava mettere in piedi era un ecosistema capace di migliorare l’immagine e la percezione della città”.
Perché questa suddivisione in quattro aree (‘Questo mare’, ‘Via Maestra’, ‘Adesso Parco’, ‘Mare culturale’)?
“Le quattro aree sono le quattro anime del dossier, le anime di Ancona che dobbiamo fondere insieme perché c’è bisogno di cambiare la postura della città, l’atteggiamento. Non si tratta del milione che il ministero ti dà per fare una mostra o un cinema. Si tratta di progetti che vanno unificati. Molti sono continuativi, come i festival. Alcuni hanno subito un ‘trattamento editoriale’, accorpandoli ad altri. Uno degli obiettivi è ibridare il linguaggio della cultura classica con quello del contemporaneo”.
Il pensiero va subito ai giovani…
“Infatti non si può non parlare di linguaggi giovanili, di digitale, di dare spazi a un popolo, quello degli under 25, che non ha luoghi di aggregazione. Di qui la collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche, di qui la trasformazione di una parte della Mole come luogo dedicato alle nuove tecnologie, alla computer animation, al mondo del gaming, all’Intelligenza artificiale. Non si tratta solo di organizzare eventi, ma di portare i ragazzi in città, parlando il loro linguaggio”
La Mole è uno dei luoghi chiave del dossier, vero?
“Sì, lo è anche per il Museo del Mare, per il Museo Omero, per lo stesso Vanvitelli, di cui sarà raccontato tutto quello che ha fatto ad Ancona”.
E il Parco del Cardeto ‘Franco Scataglini’?
“E’ un parco letterario, dove si intrecciano paesaggio e poesia, ricordando anche Francesco Scarabicchi. Un luogo che sarà come un giardino immersivo, dove vivere esperienze multisensoriali, tra reading e installazioni luminose. Puntiamo molto su lavori site specific, con cui portare le persone in posti dove non sono mai andate”.
Lei ha parlato anche di un ‘progetto di archivio’. Cosa significa?
“E’ un lavoro di raccolta che riguarda tradizioni, memorie, dialetti, storie, gestualità. E’ una mappatura di stampo sociale e antropologico. La digitalizzazione di questo patrimonio è importantissima”.
Riuscirà il dossier a compiere il miracolo: rendere Ancona ‘veramente’ una città turistica?
“Il lavoro di unificazione di cui parlavo riguarda anche il turismo. Ancona deve diventare attraente, seduttiva. Dobbiamo trasformare la città in una destinazione, parlando a piattaforme internazionali che ci vedano effettivamente come una capitale culturale. In tutto questo anche il cittadino comune viene chiamato in causa, per contribuire a fare di Ancona una città dell’accoglienza”.
