Il capoluogo delle Marche invade Roma per l’audizione al Ministero: «Vogliamo diventare Capitale della cultura»
ROMA – Sono quasi le 9 e sull’uscio del Ministero della Cultura c’è solo la festante e sparuta delegazione di Anagni, pronta a declamare il suo progetto. Non c’è traccia della Dorica. Resto solo, pensieroso. Sta’ a vedere che ho sbagliato orario. No, sono in anticipo io. Effetti collaterali della Dat: nessuno, tranne il sottoscritto e Vincenzo Garofalo (presidente dell’Autorità portuale, con il fido Guido Vettorel) si è affidato al volo di continuità delle 6 per arrivare all’appuntamento con le audizioni di Ancona Capitale della cultura 2028.
Il reggimento
Il primo a presentarsi è Marco Fioravanti, sindaco di Ascoli e presidente Anci Marche. Poi, pian piano, la filiera si compone, da Acquaroli in giù. Anzi: è un reggimento. «Signori, lasciate libero l’ingresso» supplica l’usciere. Il parterre marchigiano – un centinaio i rappresentanti, tra politici, addetti ai lavori, fan in platea – non si contiene, invade la strada, a fatica le auto riescono a passare. «Nessuno come noi», ammette il governatore. La tensione si taglia a fette. Il chiacchiericcio rimbomba in via del Collegio Romano.
«Catania sponsorizzata da Fiorello»
«Dopo di noi entra Catania, hanno Fiorello che li sponsorizza». «No, è Forlì che ci darà fastidio, stanno facendo carte false per vincere e poi in Emilia Romagna non c’è mai stata una Capitale della Cultura». È una sfida tutta interna al centrodestra, la politica s’intreccia con i progetti in una corsa al titolo dove, in palio, non c’è solo un finanziamento da un milione, ma prestigio e importanti ricadute sul territorio. L’ora X (le 10,15) si avvicina. C’è chi ripassa gli appunti, chi dispensa strette di mano.
Se Ascoli fa il tifo per Ancona
Vedo cose mai viste: tipo Ascoli (Fioravanti) che fa il tifo per Ancona (Silvetti scalpitante: «Ma quando tocca a noi?»). Acquaroli filosofeggia: «Questa candidatura è la sintesi delle Marche, bisogna superare i campanilismi. Qui riscriviamo la storia, altro che derby». Manca solo Ciccioli. Il volo (internazionale) ci ha messo più del solito. Per fortuna le procedure di check-in sono impegnative, buon per l’europarlamentare che può entrare in extremis nella Sala Spadolini, piena come un uovo.
Ci sono tutti: i big della politica (Benvenuti Gostoli, Curti, Manzi, Leonardi, i Baldelli’s e la sottosegretaria Albano) con il commissario Castelli, i sindaci a sostegno (Serfilippi da Fano, Tombolini da Numana, Capitani da Offagna, Fiorini da Camerata Picena e Animali, vice di Fiordelmondo a Jesi), il Parco del Conero (con il presidente Conte), Andrea Agostini, presidente di Fondazione Marche Cultura, accademici, professori, uomini e donne del mondo culturale. Tutti a tifare Ancona e le Marche. Posto d’onore, in prima fila, per lo scenografo Dante Ferretti, 83 anni compiuti ieri, tre premi Oscar, direttore artistico del Museo del Mare che sorgerà alla Mole.
Marche Teatro
Silenzio in sala. Gli «shhh!» degli attori della neonata Compagnia Giovani di Marche Teatro non sono un invito a tacere, ma l’inizio di una pièce a sorpresa. Si muovono nello spazio, inscenano un coro greco, recitano testi combinati dei poeti Scataglini e Scarabicchi. Ancona, questo, adesso, come il titolo del dossier dorico. Giovani&teatro: il binomio strappa gli applausi della giuria che non lesina complimenti («anche per la resilienza: vi siete candidati di nuovo dopo il 2022») durante l’ora di audizione, aperta da Silvetti.
Il sindaco punta sulla «vocazione internazionale» della città, cita la Carta di Ancona del 1999, il recente G7 Salute, il legame con il porto e l’autorità portuale (ma con l’uscente Garofalo, solo una stretta di mano di cortesia). «Vogliamo vincere e affermarci – dice – la nostra è una comunità consapevole e orgogliosa, pronta ad accettare la sfida con responsabilità, condividendola con tutta la regione». Fioravanti evidenzia «le ricadute positive per 225 Comuni delle Marche e per i suoi borghi», tema che stuzzica la giuria, specie quando si parla di ricostruzione post-sisma.
L’appello finale
L’assessora Paraventi declina i contenuti del dossier incentrato sul mare. Tocca al prof Quagliarini, ma la giuria non lo fa parlare: i minuti sono contati, le audizioni serrate, incombe Catania, è l’ora delle domande. Il rettore avrà comunque modo di sottolineare la vocazione universitaria della città, insieme alla prof Chiucchi, sul palco con la dirigente al Turismo Caravaggi e a Dipasquale, direttore di Marche Teatro.
L’appello finale è di Acquaroli: una lezione di storia anconetana, dai Dori al porto e alla penisola, dalla Battaglia di Lepanto all’interporto, perché le infrastrutture servono a fruire meglio di Ancona (si spera) Capitale. Pure Vitruvio fa capolino nella narrazione, nell’ottica di un progetto allargato alla regione, in una vittoria che «sarebbe un riconoscimento – ha concluso il governatore – alla storia della città e una spinta a diventare protagonisti del futuro».
