La candidatura a Capitale del 2028. Un brindisi per lanciare l’ultima corsa: “E’ tutta la città che vuole vincere”

La candidatura a Capitale del 2028. Un brindisi per lanciare l’ultima corsa: “E’ tutta la città che vuole vincere”

Il sindaco Silvetti alla Mole con tutti gli enti e le associazioni coinvolti nel dossier che sarà presentato a Roma “Vogliamo dare un’immagine diversa di Ancona con un progetto che in ogni caso lascerà qualcosa”.

Un brindisi augurale per Ancona capitale italiana della cultura 2028. Ad alzare i bicchieri, nello spazio The Mole della Mole Vanvitelliana, ieri erano in tanti, perché tanti sono i soggetti che hanno contribuito al dossier della candidatura. Quattro le ‘colonne’: Comune, Regione, Università Politecnica delle Marchee Anci Marche. E poi decine di enti e associazioni con i loro progetti, che, spiega l’assessora alla cultura Marta Paraventi, “sono il cuore del dossier, il cui tema forte è il rapporto della città con il mare. Come diceva Francesco Scarabicchi, si tratta di connettere il passato di Ancona con il suo presente, ma in un’ottica che guardi al futuro”. La data fatidica è il 26 febbraio a Roma, dove tutto sarà deciso in un’ora. “Ci stiamo preparando per l’orale”, scherza il sindaco Daniele Silvetti, ben consapevole della posta in gioco: “Vogliamo dare un’immagine diversa di Ancona, anche a chi la vive quotidianamente, con un progetto che in ogni caso lascerà qualcosa. Faremo di tutto per raggiungere l’obiettivo, perché la città lo vuole. Non sarà solo un segnale di Ancona, ma delle Marche”. Silvetti auspica che “Ancona faccia per davvero il capoluogo di regione”, e lascia la parola a Giovanni Zinni, che tra le sue deleghe ha lo sport. Nel dossier c’è un progetto che riguarda l’Anconitana, ovvero la storia di Pietro Recchi, il commerciante che portò, via mare, il calcio in città, dopo averlo ‘scoperto’ a Liverpool.

Alla Mole c’è mezza giunta. Gli assessori Antonella Andreoli, Marco Battino e Manuela Caucci illustrano i loro progetti, capaci di coinvolgere scuole, giovani e persone con handicap mentale, nel segno del welfare culturale. Per il rettore Enrico Quagliarini dal dossier emerge l’immagine dell’UNIVPM come “infrastruttura strategica della città e della regione. Il nostro patrimonio culturale deve essere accessibile a tutti, anche grazie a strumenti come digitalizzazione e Intelligenza artificiale”. Non a caso con lui c’è Paolo Clini, direttore del mAIndh_lab, il primo laboratorio in Italia in cui l’A.I. è applicata ai beni culturali: “Cultura deve essere anche innovazione. Ancona esprime un’eccellenza tecnologica”. Clini cita il progetto legato alla Pala Gozzi di Tiziano, riprodotta digitalmente in modo straordinario, e il futuro Museo del mare‘firmato’ da Dante Ferretti.

Fondamentale il ruolo di Marche Teatro, “soggetto attuatore del dossier”, ricorda il vicepresidente Andrea Speciale. Anghela Alò, direttrice creativa del progetto di candidatura, parla di “rigenerazione culturale” e di “riappropriazione di identità. Dobbiamo essere fieri della nostra città e raccontarla con orgoglio”.

C’è anche Andrea Zampini, presidente della Fondazione Muse, che dedicherà la stagione a opere legate al mare. Alla Mole intervengono, tra gli altri, l’arcivescovo Angelo Spina (“valorizzeremo i beni ecclesiastici, unendo storia, fede e spiritualità”), Diego Voltolini, direttore del Museo Archeologico, “uno spazio dove scoprire l’identità di tutta la regione, con la sua storia millenaria”, Andrea Agostini, presidente di Fondazione Marche Cultura – Marche Film Commission, che evidenzia la grande visibilità ottenuta da Ancona grazie a film e serie tv, e Giovanni Seneca, il cui Adriatico Mediterraneo Festival è identitario per eccellenza (“da vent’anni parliamo di temi legati al mare e al dialogo tra i popoli”).

Raimondo Montesi

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