Ancona, dentro il Museo della Città. «La riapertura entro l’anno, e ci sarà la realtà virtuale» Museo della città
- ANCONA Sotto lo sguardo attento di Clemente XII, bastano tre giri del chiavistello per spezzare l’incantesimo .
Con un gesto rapido, la nostra accompagnatrice spalanca il cancelletto arrugginito che dà su piazza del Papa, quello dell’ex ospedale di San Tommaso di Canterbury, oggi il Museo della Città di Ancona. Un’istituzione fantasma, chiusa a ridosso dell’emergenza sanitaria del 2020 e mai più riaperta.
A giudicare dalla patina sui vetri, oltre quel cancelletto, il tempo si è fermato a sei anni fa. Un cartello, stavolta sulla facciata di via Buoncompagno, si scusa per la chiusura del museo, dovuta al Covid, e che si protrarrà dal 26 febbraio al 4 marzo. Del 2020, ben inteso. Prima di entrare, rivolgiamo una domanda ai nostri ciceroni, gli assessori Marta
Paraventi (Cultura) e Stefano Tombolini
(Lavori pubblici), quest’ultimo accompagnato dal dirigente Stefano
Capannelli: perché il Museo della Città non ha mai riaperto dopo la pandemia?
Risponde Tombolini: «Ci sono dei problemi di manutenzione e un piccolo problema strutturale che stiamo affrontando» ci spiega.
Le prospettive
Ci stanno lavorando, tanto che alla domanda “quando la riaprirete?”, l’assessore azzarda: «L’obiettivo è farcela entro quest’anno». Entrando, riusciamo subito a renderci conto di ciò cui fa riferimento l’assessore. Una delle colonne portanti del palazzo, in mattoncini, presenta alcune crepe.
«Servirebbero 400mila euro, noi ne abbiamo già 250mila» riferisce l’assessore ai Lavori pubblici. Altri si stanno cercando. Nel computo, a pesare, è soprattutto la nuova impiantistica per il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti. Salendo un paio di rampe di scale, arriviamo sul terrazzo del museo. Protette da un cancelletto, ci sono le attuali macchine climatrizzatrici. «Il problema è che, quando sono attive, si genera un rumore incompatibile con la residenza»
spiega Tombolini.
Siamo infatti nella corte di alcune palazzine. È questo, giurano, il grande vulnus. Ma è pronta (o quasi) la soluzione. «Abbiamo dato mandato agli uffici di avviare la progettazione degli interventi necessaria allo spostamento delle macchine da fuori all’interno» anticipa Tombolini. Ovviamente, questo presupporrà l’acquisto di una parte di impianto nuova di zecca, ecco il perché dei costi. Cè poi il tema dell’allestimento, ma qui la palla passa alla collega Paraventi.
Il progetto
«La rivisitazione di questo spazio, che al momento è un non-luogo, è stata inserita nel dossier di Ancona Capitale della Cultura 2028» esordisce l’assessora.
La progettualità va sviluppata ma ci sono già delle idee: «Questo museo va aggiornato e rivisitato in chiave XXI
Secolo» dice la titolare della Cultura.
Come? «Con un nuovo allestimento e della strumentazione che sia però sulla scia di quella che già oggi». Tante cose, nel corso del tempo, sono state portate via ma restano dei bei pezzi, come la maquette di Ancona in scala o le tavole illustrate con la storia della Dorica. Si può fare di più. Non solo «mancano le didascalie in inglese» fa notare
Paraventi, ma si sta ragionando di includere supporti più moderni.
«Spazi immersivi, realtà virtuali di ultima generazione, però con dei criteri anche di contenuto e di narrazione che rimangano stabili nel tempo». Per raccontare la storia di Ancona, che è sempre la stessa, come però si aspettano di sentirla i turisti del 2026. L’idea è quella di riqualificare anche i dintorni.
Sempre nel dossier Ancona 2028, è previsto anche un grande murale sulla facciata di via Padre Guido, accanto alla mensa. Nulla è lasciato al caso.
