Le sfide del turismo, Guido Guidi: “Crescono gli stranieri. Il 2028 banco di prova, c’è ancora tanto da fare”

Ancona, 21 settembre 2026 – L’estate è ormai alle spalle e con Guido Guidi, fondatore e ad di The Begin Hotel, che ad Ancona ha il Seeport e a Portonovo il SeeBay, oltre a numerose altre strutture in tutta la Penisola, facciamo il punto sullo stato di salute del settore turistico nostrano e di quelle che possono essere le sfide future.

Guidi come sta andando questa stagione a Portonovo?

“La sensazione è quella di una destinazione che sta evolvendo. Cresce il pubblico internazionale e cambia la distribuzione dei flussi. Nei mesi di punta gli italiani continuano a rappresentare una componente importante, mentre gli stranieri tendono ad arrivare prima e a ripartire più tardi. Anche le prenotazioni per ottobre mostrano una presenza estera interessante. Ad aprile e maggio, francesi, britannici e olandesi hanno rappresentato il 70% delle presenze: un dato che conferma come la baia può avere una vita turistica ben oltre luglio e agosto”.

Quindi la vera novità è la destagionalizzazione?

“È una delle novità più interessanti. E non riguarda soltanto Portonovo. I dati regionali mostrano che la crescita dei flussi si sta distribuendo anche nei mesi di spalla (aprile e ottobre, ndr). Nel 2025 le Marche hanno superato 2,9 milioni di arrivi e 11,9 milioni di presenze; gli arrivi internazionali hanno superato quota 570mila e le presenze straniere 2,3 milioni. Rispetto al 2019, le presenze straniere sono cresciute di circa il 36%. Per noi significa ripensare il concetto stesso di stagione, costruendo un’offerta capace di avere valore anche fuori dai mesi tradizionalmente più forti”.

Che cosa cerca il turista straniero che arriva sul Conero?

“È un turista mediamente molto informato e curioso. La spiaggia resta uno degli elementi di attrazione, ma non esaurisce l’esperienza del soggiorno. C’è interesse per il Parco, i percorsi a piedi e in bicicletta, i borghi, le cantine, la cucina e l’entroterra. Soprattutto tra gli ospiti provenienti dal Nord Europa che non cercano semplicemente un luogo in cui soggiornare, ma un territorio da vivere”.

È un turismo che può crescere senza mettere sotto pressione il territorio?

“Sì, se viene governato con equilibrio. Non credo che la strada sia semplicemente aumentare i numeri nei due mesi estivi. Portonovo ha una dimensione precisa e va rispettata”.

Quanto pesa la gastronomia in questo nuovo racconto?

“Moltissimo. Il cibo è probabilmente uno dei modi più immediati ed efficaci per entrare nell’identità di un territorio. Il mosciolo di Portonovo è un esempio perfetto: non è soltanto un prodotto gastronomico, ma un pezzo della storia della baia. Il racconto di Stanley Tucci ha avuto proprio questo effetto: ha portato Portonovo dentro una narrazione internazionale dell’Italia partendo dalla tavola”.

La destinazione oggi è più conosciuta all’estero?

“Sicuramente è più presente nei radar internazionali. Il lavoro di comunicazione fatto negli ultimi anni sta producendo risultati”.

E Ancona Capitale della Cultura 2028?

“È una grande occasione, ma anche un banco di prova. Ancona deve arrivare al 2028 con una regia capace di mettere insieme soggetti diversi. Imprese, cultura, turismo, università, porto, associazioni e amministrazione devono dialogare molto più di quanto abbiano fatto finora. E coinvolgere i giovani sarà fondamentale. Servono idee, linguaggi e un’energia nuova. La parte più interessante del progetto Ancona 2028 è proprio la possibilità di ampliare il concetto di cultura: non soltanto musei ed eventi, ma paesaggio, mare, porto, gastronomia, creatività, impresa e territorio. È un modo contemporaneo di raccontare una città e la sua identità.

La città è pronta ad accogliere una crescita importante?

Abbiamo ancora del lavoro da fare. Accogliere migliaia di persone non significa soltanto avere camere disponibili. Significa avere mobilità, collegamenti, parcheggi, servizi, ristorazione, informazioni e una rete di operatori capace di lavorare nella stessa direzione. La capacità ricettiva si può costruire. La vera sfida è costruire un sistema. Il 2028 può essere l’occasione per farlo”.

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