Ancona, tra porto e città: una nuova alleanza per il clima e il benessere urbano
ome possono le città di mare affrontare il cambiamento climatico attraverso la valorizzazione del patrimonio pubblico? È il tema al centro del workshop promosso dall’Agenzia del Demanio ad Ancona, il 29 settembre nell’Aula Magna “Guido Bossi” dell’Università Politecnica delle Marche, al Polo universitario Monte Dago. Il confronto ha messo in relazione cambiamento climatico, città costiere e Piani città, interrogandosi sul ruolo che il patrimonio pubblico può assumere nei processi di trasformazione urbana. Al centro, la responsabilità etica e il ruolo del manager pubblico nella cura del bene comune, a partire da una concezione del patrimonio come ricchezza culturale, materiale, immateriale e identitaria, capace di raccontare la storia e l’evoluzione del Paese. Una risorsa da conservare, ma soprattutto da attivare per rispondere ai nuovi bisogni urbani: abitare, servizi, relazioni e adattamento ai cambiamenti climatici, attraverso una progettazione ambientale orientata alla mitigazione e alla resilienza. Con un principio guida: mettere al centro le persone e il modo in cui gli immobili pubblici vengono effettivamente vissuti e utilizzati.
Una riflessione che ad Ancona trova un terreno particolarmente significativo. Capitale italiana della Cultura 2028, la città ha scelto la cultura come leva di rigenerazione urbana e di apertura mediterranea, rafforzando la propria identità di città-porto e città-parco, crocevia tra paesaggio, patrimonio e mare.
Nel primo tavolo Enrico Quagliarini (rettore Università Politecnica delle Marche) per i saluti istituzionali e il direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme che ha parlato della responsabilità etica come fondamento del management pubblico. Gli effetti del cambiamento climatico sul sistema urbano ed ambientale costiero e sulle politiche pubbliche di sviluppo delle città di mare, nell’intervento della fisica Nadia Pinardi, la scienziata che ha portato l’oceanografia in Italia quando ancora poco o nulla si sapeva di quell’immenso eco-sistema, docente a Bologna e membro del Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc). L’Agenzia del Demanio collabora con la Fondazione Cmcc nell’ambito di un accordo avviato nel 2022. Una convenzione che ha l’obiettivo di integrare in modo strutturale la componente del cambiamento climatico nei processi di sviluppo e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, mettendo in relazione le strategie sui singoli immobili con una visione più ampia della trasformazione attraverso i Piani città in un nuovo rapporto tra le città e il mare.
Luigi Gallo (direttore dei Musei nazionali di Bologna e della direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna) ha parlato dell’identità della città di Ancona e la gestione del suo patrimonio storico-culturale ed ambientale. Al centro il museo come rifugio climatico, un altro modo di far vivere la cultura.
Il secondo tavolo, “Piano Città degli immobili pubblici di Ancona Capitale italiana della Cultura 2028”, si è concentrato sull’adattamento delle città costiere e le trasformazioni in corso.
Un’impostazione che trova una corrispondenza nel dossier di Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028, dando concretezza a un approccio integrato al patrimonio materiale e immateriale. Al centro, il Parco del Cardeto, principale contesto di convergenza tra strategia urbana e strategia statale. Cerniera naturale tra il waterfront portuale e il centro storico, il parco è chiamato a rafforzare la riconnessione fisica, funzionale e simbolica tra acqua e paesaggio urbano, intercettando gli assi individuati dall’Agenzia del Demanio per i Piani città: rigenerazione urbana a consumo di suolo zero e mixité degli usi, valorizzazione del patrimonio storico-artistico e paesaggistico, cura dell’ambiente anche attraverso forme di mobilità sostenibile, maggiore fruizione pubblica e accessibilità degli spazi verdi e del costruito.
L’ex Caserma Stamura, individuata come progetto pilota del Piano Città, rappresenta per dimensioni, posizione e potenzialità funzionali una delle maggiori opportunità di rigenerazione del capoluogo. Il tema del progetto come strumento di riattivazione è stato raccontato nell’intervento di Gianluigi Mondaini, direttore del Dipartimento di ingegneria civile, edile e architettura dell’Università Politecnica delle Marche (Dicea), dal titolo “Riattivare il patrimonio architettonico e urbano. Il progetto come infrastruttura culturale per Ancona 2028”. Accanto alla Stamura si inseriscono gli spazi ipogei del Bastione San Paolo, testimonianza del patrimonio fortificato anconetano, per i quali la valorizzazione può passare attraverso percorsi museali ed esperienziali in grado di integrare memoria, narrazione identitaria e innovazione tecnologica. Una relazione tra patrimonio e strumenti digitali è stata approfondita da Paolo Clini, professore del Dicea dell’Università Politecnica delle Marche, nell’intervento “Dalla memoria all’intelligenza: conservare e attivare il patrimonio culturale immateriale nell’era digitale”. Completa questo sistema il Vecchio Faro dei Cappuccini, bene monumentale affacciato sul mare e luogo identitario dell’immaginario anconetano. La recente esperienza di temporary use ne ha fatto un esempio di rigenerazione flessibile.
In copertina: Ex Caserma Stamura, Ancona © Agenzia del Demanio
